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lunedì 16 giugno 2014

La Leggenda del Santo Bevitore

Solo un regista che ha sempre posto l'etica cristiana e la moralità al primo posto come Ermanno Olmi poteva tradurre in immagini il racconto di Joseph Roth "La Leggenda del Santo Bevitore". Il film narra delle conseguenze di un miracolo, come viene più volte descritto dal protagonista: uno sconosciuto regala 200 franchi ad Andreas Kartack, un senzatetto che vaga per un grigia Parigi di metà Novecento, facendoli promettere di restituirli alla Chiesa di San Marie des Battignoles la domenica successiva. Ma nel frattempo diversi personaggi del suo passato e nuove conoscenze metteranno a dura prova il suo onore. Il film sembra una messa in scena del passo biblico reso cinematografico da Tarantino in Pulp Fiction, cioè Ezechiele 25:17: "Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni dove dall'iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre". L'anziano sconosciuto è il buon pastore che, con il suo prestito, cerca di condurre fuori dalla valle delle tenebre, da una vita difficile e povera, il nostro uomo timorato, cioè Andreas Kartack, interpretato da Rutger Hauer. Gli esseri malvagi che provano ad interferire sono tre: una donna del suo passato, che capiamo dai flashback esser stata l'amante di Kartack il quale, per lei, ha casualmente ucciso il marito; una nuova fiamma, una danzatrice che lo deruberà; un vecchio amico che lo imbroglia per rubargli i soldi. Essi sono coloro i quali cercano di allontanare Andreas dalla retta via, che cercano di non far saldare il suo debito, che altro non è che la redenzione di sè. Tutta la storia è impregnata di una fortissima valenza cristiana.
Olmi non è nuovo a usare il cinema come mezzo per raccontare la morale cristiana: ne "Il Mestiere delle Armi" la figura di Giovanni dalle Bande Nere è molto simile a quella di Andreas, entrambi sono uomini dalla correttezza etica-cristiana che affrontano prove durissime per forgiare la propria fede nel nome della Santa Chiesa o di Santa Therese di Lisieux. Anche la messa in scena dei due film è molto simile: dialoghi ridotti allo stretto necessario, moltissimi silenzi,ampio uso di metafore visive, gesti sottolineati dalla lentezza e precisione, mostrati in tutta la loro "gravitas". Ciò che li distingue è l'uso della musica: nel "Santo Bevitore" la musica è imperante, viene usata come in un balletto in cui le immagini cinematografiche si sostituiscono ai ballerini; le musiche di Stravinskij, scelte personalmente da Olmi, sono perfette da questo punto di vista. Immagini e Musica sono i due punti cardini sui quali Ermanno Olmi costruisce tutta la narrazione: non vuole che le metafore usate siano spiegate, vuole che siano gli spettatori a capire che la storia di Andreas è la storia di un cristiano che riceve il miracolo della Redenzione grazie al suo voler essere una persona giusta, un uomo d'onore come si definisce più volte, fino ad essere accolto nel Regno dei Cieli; la speranza di Roth e Olmi è che "conceda Dio a tutti noi bevitori una morte così lieve e bella" come recita l'epigrafe del film.